
di Audrey Alberti
Vediamo, analizzando e ponendo sotto esame, in vari autori della metà del 19esimo secolo, un morboso cambiamento stilistico e un’opprimente delusione degli autori riguardo a quella che sarebbe dovuta essere la ‘grande’ Europa.
A differenza dell’inizio del secolo, verso la metà dell’ottocento si verifica quella che potremmo definire una “depressione intellettuale”: l’abbandono del positivismo.
Il positivismo rappresentava la fiducia assoluta verso la scienza e la matematica, un’esaltazione del progresso dell’epoca.
Esso perde gradualmente centralità quando l’uomo si accorge di non poter spiegare tutto con la scienza e il determinismo: come la bellezza delle arti, le divinità o la vita e la morte o l’interiorità umana.
Si introducono quindi nuove filosofie, come il concetto di Spleen di Beaudelaire (‘Spleen’ in inglese è letteralmente la milza.): in cui la vita è piatta, irrilevante ma incessantemente angosciante, in cui il mondo moderno è opprimente e pericoloso.
Friedrich Nietzsche apre le porte del nichilismo: il massimo culmine della sfiducia nel progresso con l’annuncio della “morte di Dio”, ovvero una totale perdita delle tradizioni e valori morali e religiosi che avevano caratterizzato l’Europa fino ad ora.


Oltre alla nuova situazione intellettuale, la vera situazione della potente Europa del 1800 era misera: fu proprio questo il principale motivo di delusione degli autori e la principale fonte di critica.
Uno dei fattori principali era il materialismo: l’essere umano, sopratutto per i ceti sociali più alti e per tutti coloro che gestivano finanze, valeva quanto produceva.
Il fenomeno del completo annullamento della moralità e spiritualità umana di fronte al guadagno. L’arte e la poesia, il bello, erano quindi inutili, futili e inconsiderate.
L’autore russo Dostœviskj criticò duramente il materialismo della società europea. L’Europa aveva infatti “perso tutte tradizioni e valori di essere” ovvero perso ogni sentimento o valore spirituale o morale.
Secondo lui inoltre, sia il positivismo che il nichilismo non portavano alla reale salvezza dell’anima umana in quanto incapaci di dare risposte.
Un altro aspetto decadente dell’europa era il colonialismo: visto come salvezza per i popoli arretrati, era in realtà una brutale imposizione europea. Ci penso Conrad a mostrare l’ipocrisia dell’uomo europeo: nel suo capolavoro “cuore di tenebra” (1899) rivela le crudeltà dietro alla colonizzazione dell’africa, la forte avidità di ricchezza e avorio, attraverso il personaggio principale Krutz, che lontano da casa, perde ogni senso morale e rappresenta il fallimento.


La scienza, come detto prima, a differenza di quanto affermato dal positivismo aveva dei limiti. Giacomo Leopardi, grande scrittore italiano, nel 1836, attraverso l’opera “la ginestra” critica duramente tutti gli intellettuali che affermavano che la scienza e razionalità potessero far diventare l’uomo felice, ricordando come la natura è sempre indifferente Al destino umano.
La maggior parte degli autori della metà del 19esimo secolo reputavano l’Europa come marcia malgrado la facciata splendente.
Con l’avanzata del progresso industriale, il divario tra ricchi e poveri era aumentato drasticamente: le capitali erano ricche, ma presentavano anche poverissime periferie, inquinate e con nessuna tutela, piene di lavoratori sfruttati.



A raccontare questo lato dell’Europa ci pensa Dickens attraverso la denuncia sull’Inghilterra Vittoriana: sebbene il paese fosse fiorente, il lavoro minorile, forzato o sottopagato era un fenomeno dilagato e non considerato dalle classi agiate.
Proprio attraverso il personaggio di Krutz possiamo porre in evidenza l’aspetto vitale della letteratura del 19esimo secolo: la figura dell’inetto.
L’inetto, l’uomo che non riesce a decidere e si sente schiacciato o oppresso dalla società, prenderà nelle opere il posto dell’onnipotente eroe.
Assieme all’inetto vediamo anche la perdita di identità dell’individuo nella massa a causa dell’esponenziale urbanizzazione europea.
questo aspetto viene anche esso messo in evidenza da tanti autori ottocenteschi, come Alessandro Manzoni nei promessi sposi attraverso la figura di Renzo a Milano.

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