Errore 404: Libertà di informazione negata

Resoconto sulla situazione del giornalismo libero in Russia, adattamento dell’articolo originale di Steve Hendrix, The Washington Post, Stati Uniti

Lontano dalla sua famiglia, in un tugurio scuro con solo la compagnia di due cani, Sergej Smirnov si rifugia in Serbia. La sua patria: la Russia, lo ha ripudiato per essere uno dei giornalisti indipendenti russi più stimati. Dirige Mediazona (un media di informazione indipendente. Ndr) da quando è stato fondato nel 2014 da due componenti del gruppo punk russo Pussy Riot.

Smirnov teneva sempre pronti una valigia, dei contanti e i documenti veterinari per il suo bassotto, affetto da problemi di cuore. Quando sono state annunciate le nuove norme sull’informazione, ha caricato la sua auto e si è fatto 27 ore di strada fino a Vilnius, tredici delle quali in fila alla frontiera. Pochi giorni dopo Mediazona e molti altri siti indipendenti sono stati bloccati dal governo russo per aver violato le nuove restrizioni. “Sono disposto a farmi due anni di prigione, ma quindici no”, dice.

I 22 giornalisti di Mediazona che partecipano con lui alla riunione su Zoom si trovano a Tbilisi, Praga, Istanbul, ovunque siano riusciti ad arrivare dopo che le sanzioni internazionali hanno bloccato i voli da Mosca e reso le loro carte di credito inutilizzabili in tutta Europa. Ottenere visti, alloggi, soldi, solidarietà: queste sono le sfide che devono affrontare ora.

“Mi chiedo se dovremmo scrivere qualcosa sull’ostilità che i russi stanno incontrando in altri paesi”, dice una delle facce stanche sullo schermo di Smirnov. Un altro giornalista è d’accordo, mentre un terzo è titubante. Smirnov, che è già stato arrestato per i suoi servizi da Mosca, scuote la testa. “Siamo in difficoltà, ma non è niente in confronto a quello che stanno passando in Ucraina”.

In Russia la stretta sui mezzi d’informazione seguita all’invasione dell’Ucraina ha decimato una comunità giornalistica che era già stata portata sull’orlo dell’estinzione da anni di repressione. Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) almeno 150 dei pochi giornalisti indipendenti rimasti se ne sono andati, precipitando la Russia in quello che l’organizzazione ha definito “un medioevo dell’informazione”. 

Molti giornalisti si trovano bloccati in ex paesi-satellite limitrofi alla Russia, che per quanto non apertamente schierati con la Russia rimangono luoghi pericolosi. I giornalisti russi dicono di sentirsi a loro agio in città estere, anche se non mancano gli intrighi. Nel 2021 le autorità bielorusse sono riuscite ad arrestare il blogger Roman Protasevič, che viveva in Lituania, facendo dirottare su Minsk il suo volo per Vilnius con un falso allarme bomba.

Forte è l’affermazione di Dmitrij Semenov: “In questo momento ovunque si riesca ad andare è meglio che rimanere in Russia”. Fuggito in Lituania nel 2018 dopo essere finito sotto processo per le sue attività, Semenov viene contattato ogni giorno da colleghi russi che vogliono espatriare.

Molti sono già arrivati a Vilnius (capitale lituana), che è diventata un punto di riferimento per i dissidenti e i politici perseguitati da Putin, incluso un gruppo che sostiene il leader dell’opposizione Aleksej Navalnyj, in prigione da più di un anno.

Mediazona riceveva circa cinquantamila dollari al mese di donazioni online, la maggior parte delle quali dalla Russia. Quei soldi ora sono spariti, insieme a quasi tutti i fondi depositati in banche russe. La priorità di Smirnov è portare il resto della redazione fuori dalla Russia – gli sta pagando il viaggio e un mese di affitto dovunque si trovino – e continuare a fare informazione.

“Non possiamo pianificare il nostro futuro”, dice, mentre prende l’ascensore per portare fuori i cani. “È ancora tutto troppo folle”. 

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