Piante “nate sotto il segno dei pesci”

di Noemi Mantica e Angela Marinelli

Anche se non sembra, il famoso cantautore italiano Antonello Venditti non c’entra con questo progetto: l’iniziativa in questione, però, è peculiare. La nostra scuola ha dato di nuovo prova di essere al passo con le iniziative per promuovere l’ecosostenibilità: questo, infatti, è il principio cardine dell’acquaponica.

Che cos’è l’acquaponica?

Si ammette che il significato del termine è stato sconosciuto agli autori stessi dell’articolo fino alla spiegazione del professor Giovanni Caracci, promotore attivo di questo tipo di iniziative nella nostra scuola che si è offerto di presentare anche a noi: l’acquaponica è la combinazione tra l’acquacoltura, l’allevamento di organismi acquatici, e la coltivazione idroponica, ovvero un tipo di coltivazione di piante al di fuori del suolo, attraverso l’acqua. Nel nostro caso, però, il terreno è presente, anche se innalzato a un livello superiore

Come funziona

La struttura per l’acquaponica in questione si trova nella serra della nostra scuola, dove sono presenti anche altri tipi di piante coltivate “tradizionalmente”, ed è composta da due vasche: quella sottostante in cui sono presenti i pesci (in questo caso trote) e quella sovrastante in cui sono fatte crescere le piante, principalmente ortaggi a foglie come l’insalata. Le due vasche sono messe in comunicazione da un sistema di tubi: le sostanze di scarto che producono i pesci, composte principalmente da azoto e ammoniaca, sono degradate dalle piante che le assorbono nell’acqua che ricevono. In questo modo si ottiene un sistema che si autosostiene: di certo le trote sono nutrite con mangime esterno (perché altrimenti non potrebbero sopravvivere), ma le sostanze che sarebbero un prodotto di scarto si vanno così ad azzerare. Inoltre le eventuali sostanze tossiche sono degradate dai batteri presenti nel terreno, quindi…non si può chiedere di meglio!

Pro e contro

I vantaggi di questo sistema di coltura sono intuibili: la sua sostenibilità, il suo non utilizzo di prodotti chimici e la sua conseguente sicurezza e qualità, la quasi mancanza di parassiti e insetti danneggiatori esterni…però sono presenti anche dei contro. Il più rilevante tra questi fa di certo parte dell’ambito economico: i costi iniziali possono rappresentare un problema, che però si può estendere in altri settori che offrono proposte alternative favorevoli all’ambiente (basti pensare ai prezzi delle auto elettriche). Col passare del tempo si avrà una calmierazione dei prezzi di questi prodotti per incentivare un’economia più sostenibile? Chi lo sa…però si può sempre sperare.

Curiosità

Ci siamo chiesti che fine facessero i pesci diventati troppo grossi: la vasca è piccola e non può ospitare un elevato numero di trote. Abbiamo pensato al peggio, ma ci è stato assicurato che i pesci non fanno una fine tragica: vengono rimandati nel luogo in cui sono stati presi, ovvero nel lago “La Fametta” di Garbagnate Milanese (vicino alla stazione “parco delle Groane”), dove si pratica pesca sportiva

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